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Un lungo trekking tra boschi, crinali e silenzi selvaggi dell’Appennino aretino.

Nel cuore dell’Appennino tosco-marchigiano, il sentiero dell’Alpe della Luna accompagna alla scoperta di uno degli ambienti più suggestivi della provincia di Arezzo. Il percorso si sviluppa nell’area di Sansepolcro e attraversa boschi, crinali e radure della riserva naturale, fino a raggiungere panorami ampi e selvaggi. È un itinerario lungo e impegnativo, adatto a chi ha buon allenamento e desidera vivere una giornata piena tra natura, silenzi, salite decise e scorci montani di grande fascino.
Nel cuore dell’Appennino tosco-marchigiano, il sentiero dell’Alpe della Luna accompagna alla scoperta di uno degli ambienti più suggestivi della provincia di Arezzo. Il percorso si sviluppa nell’area di Sansepolcro e attraversa boschi, crinali e radure della riserva naturale, fino a raggiungere panorami ampi e selvaggi. È un itinerario lungo e impegnativo, adatto a chi ha buon allenamento e desidera vivere una giornata piena tra natura, silenzi, salite decise e scorci montani di grande fascino.
INFORMAZIONI UTILI
▪️Lunghezza: 27,9Km | Altitudine: 1.453 m s.l.m. | Dislivello: 1260m
▪️Partenza e arrivo: Badia Tedalda (Arezzo) – 43°41’01.0″N 12°10’17.4″E
▪️Parcheggio: Parcheggio e area ristoro della Maestadina, Badia Tedalda (Arezzo) – 43°42’50.3″N 12°10’54.7″E
CONSIGLI
▪️Partite con buon anticipo: il percorso è lungo e richiede diverse ore di cammino. Meglio iniziare la mattina presto, così da avere tutto il tempo necessario per affrontare salite, pause e rientro senza fretta.
▪️Controllate sempre il meteo: l’Alpe della Luna attraversa boschi, crinali e tratti esposti. In caso di temporali, vento forte o nebbia, l’escursione può diventare più difficile e meno sicura.
- ▪️Indossate scarpe da trekking: il dislivello è importante e alcuni tratti possono risultare faticosi o scivolosi, soprattutto dopo la pioggia. Meglio affrontare il sentiero con calzature adatte e ben rodate.
▪️Prendetevi il tempo per la Ripa della Luna: è uno dei punti più suggestivi dell’escursione. Vale la pena fermarsi ad ammirare il panorama e la particolare parete rocciosa che caratterizza questo angolo dell’Appennino.
DIFFICOLTÀ
LIVELLO: ESPERTO
Cosa vedere

Chiesa di San Michele Arcangelo
La Chiesa di San Michele Arcangelo sorge in posizione dominante a Badia Tedalda, tra le pendici montuose dell’Alpe della Luna, e custodisce una storia antichissima. L’edificio è ciò che resta dell’antica abbazia appartenuta alla famiglia Tedaldi, documentata già dal X secolo. La struttura, semplice e raccolta, conserva l’impronta romanica dell’XI secolo, con un’unica navata e un campanile imponente, costruito su una precedente torre difensiva: un dettaglio che racconta il legame tra fede, territorio e protezione.
Nel corso dei secoli la chiesa è stata trasformata, ma ha mantenuto intatto il suo fascino essenziale. Una fase importante risale al Cinquecento, quando Leonardo Buonafede promosse alcuni interventi e commissionò a Benedetto e Santi Buglioni tre preziose pale d’altare e un piccolo ciborio in terracotta invetriata. Sono opere che impreziosiscono l’interno con colori luminosi e raffinati, rendendo la chiesa una tappa speciale per chi vuole unire alla scoperta dell’Alpe della Luna anche arte e memoria storica.

Duomo di Sansepolcro
Il Duomo di Sansepolcro, o Basilica Concattedrale di San Giovanni Evangelista, è la chiesa più antica e importante della città, nonché monumento nazionale italiano. Le sue origini risalgono all’XI secolo: i primi documenti citano l’abbazia nel 1012, mentre la consacrazione avvenne nel 1049. Nato accanto a un antico ospizio per pellegrini, il complesso custodiva secondo la tradizione reliquie portate dalla Terra Santa da Egidio e Arcano, figure legate alla nascita stessa di Sansepolcro.
L’edificio conserva ancora oggi il fascino solenne dell’architettura romanica, con tre navate, colonne, archi a tutto sesto e una facciata sobria ma imponente. All’interno si incontrano opere di grande valore, dal Volto Santo, antico crocifisso ligneo venerato da secoli, fino all’Ascensione di Cristo del Perugino e al polittico trecentesco di Niccolò di Segna. Visitare il Duomo significa entrare nel cuore spirituale e artistico di Sansepolcro, tra fede, arte e memoria medievale.

Fortezza di Sansepolcro
La Fortezza di Sansepolcro, detta anche Fortezza Medicea, è una delle testimonianze più imponenti della storia militare della città. Realizzata agli inizi del Cinquecento da Giuliano da Sangallo per volontà dei Medici, nacque inglobando strutture più antiche, tra cui un borgo fortificato trecentesco dei Malatesta e la Rocca di Sant’Angelo. La sua posizione, incastonata in un angolo della cinta muraria, racconta il ruolo strategico di Sansepolcro come luogo di controllo e difesa della Valtiberina.
La fortezza colpisce per la sua forma quasi quadrata e per i celebri puntoni “a cuore”, tipici dell’architettura militare sangallesca. Fossati, cannoniere, passaggi interni e soluzioni difensive rivelano un edificio pensato per resistere agli assedi e adattarsi alle nuove armi da fuoco. Oggi la struttura è privata e non visitabile, ma resta visibile dall’esterno come una presenza severa e affascinante, capace di evocare secoli di confini, potere mediceo e storia rinascimentale.
I nostri consigli

Eremo di Montecasale
Uno dei luoghi di ritiro preferiti da San Francesco, l’Eremo di Montecasale si affaccia sulla Val Tiberina, incastonato com’è nell’appennino toscano a circa 710 metri di altezza e regalando un panorama che infonde pace e serenità.
Le sue origini risalgono a pima dell’anno Mille quando, data la posizione di confine tra Marche e Toscana, venne eretta una fortificazione di controllo dei passaggi che in seguito venne donata ai monaci Camaldolesi.
Intorno al 1212 il monastero venne donato a San Francesco e da allora i monaci lo custodiscono e lo preservano per le generazioni future
Il complesso, nonostante la sue dimensioni contenute, conserva al suo interno un gran numero di opere: Una statua di Madonna col Bambino del XIII secolo inserita all’interno del dossale in noce dell’altare maggiore. Il coro invece ospita al suo interno il figure in ceramica del XVII che raffigurano la vita di san Francesco, oltre che una tela del ‘500 che vede il santo abbeverarsi al costato di Gesù.
L’eremo è anche un luogo di incredibile spiritualità: al suo interno si sono avverati un numero sorprendente di miracoli che ne hanno reso uno degli eremi più distintivi dell’intera Toscana e una tappa fissa per chi desideri viaggiare alla scoperta del culto Francescano.

Palazzo Vitelli
Uno dei più importanti edifici storici di Città di Castello, Palazzo Vitelli alla cannoniera rappresenta una delle testimonianze più significative del potere della famiglia Vitelli, dinastia rinascimentale che ebbe un ruolo centrale nella vita politica e militare della città tra XV e XVI secolo. Il palazzo deve il suo nome alla presenza, in origine, di artiglierie e strutture difensive, a ricordo del carattere anche militare della casata.
L’edificio, trasformato progressivamente da struttura fortificata a dimora signorile, conserva ancora oggi eleganti elementi architettonici rinascimentali, con facciate sobrie ma armoniche e interni riccamente decorati. Le sale sono arricchite da affreschi e cicli pittorici che celebrano episodi storici, mitologici e allegorici, espressione del gusto colto e raffinato dei Vitelli, grandi mecenati delle arti.
Oggi il palazzo conserva al suo interno la pinacoteca comunale di Città di Castello da quando, nel 1912, il pittore, restauratore ed antiquario tifernate di fama internazionale Elia Volpi, lo restaurò e lo donò all’amministrazione cittadina proprio a questo scopo.

Museo Civico di Sansepolcro
Situato all’interno del “Palazzo della Residenza” o “dei Conservatori del Popolo”, il museo civico di Sansepolcro è la manifestazione fisica della passione cittadina secolare per l’arte e la bellezza.
Sebbene il museo sia nato ufficialmente negli anni ’20 del 900 come pinacoteca, la tradizione collezionistica di Sansepolcro era nata molti secoli prima: A partire dal ‘400 e lungo tutto il medioevo, l’amministrazione cittadina si è impegnata nella commissione e nella conservazione di opere all’interno del palazzo della residenza, andando a costituire qulelo che oggi è il nucleo della collezione museale.
Questo sforzo inizia con la famosissima opera della resurrezione di Piero della Francesca, una pittura murale creata dall’artista tra il 1450 e il 1463 su commissione dell’amministrazione biturgense durante un tentativo di ottenere dal papa la sede vescovile.
L’opera, che ad oggi costituisce forse il tesoro più prezioso della collezione cittadina è di una bellezza così innegabile che anche un autore di fama mondiale come Aldus Huexley la definì “la più bella pittura del mondo”.












